Siamo sulla Difesa del Popolo oggi. Le nostre buone pratiche green come scuola capofila provinciale Rete Scuole Green.
Ecco l'articolo completo.

L'Istituto comprensivo è capofila nella Rete nazionale delle Scuole Green
Centinaia di scuole in tutta Italia diventano “Green”. Scuole cioè che credono che sia una priorità educativa far conoscere i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 e promuovere azioni volte allo sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ecosistema. Il 5 dicembre è stata istituita ufficialmente la Rete nazionale Green, che nasce dalla riflessione di tre istituti romani, il Liceo Orazio, il Liceo Socrate e l’IC L. Fontana che ritengono che centinaia di scuole quotidianamente lavorano già sulle tematiche ambientali, ma spesso tutto questo resta confinato nelle mura delle scuole stesse, o del comune su cui insistono. La funzione della Rete invece è proprio quella di mettere in collegamento queste buone pratiche, progetti, iniziative, diffonderli, comunicarli, farli conoscere. Nella rete capofila per la provincia di Padova c'è l'Istituto comprensivo di Lozzo Atestino che nel suo piccolo ha adottato da diversi anni alcune “buone pratiche”.

Lozzo Atestino. L'Istituto comprensivo è capofila nella Rete nazionale delle Scuole Green
17/01/2020
«Diversi dirigenti – spiega Alfonso D’Ambrosio, dirigente scolastico presso l'Istituto comprensivo di Lozzo Atestino – sui gruppi social si sono resi conto che le loro scuole hanno “qualcosa di green”. Molte poi hanno intenzione di mettere in pratica gli obiettivi dell’Agenda 2030, in particolare quanto si dice al punto 4 che riguarda un’istruzione di qualità. Si è deciso così di smuovere un po’ le acque e di lavorare insieme e su pratiche condivise. Per questo è nata la rete».

Una rete che parte dal provinciale e si allarga ad un reticolo che attualmente comprende 54 province e circa 300 scuole in grado di comunicare tra loro e condividere progetti, eventi, sperimentazioni. Ma non solo, perché fra gli obiettivi c’è anche l’intenzione di sviluppare progetti e promuovere comportamenti per ridurre l'impatto ambientale delle scuole e educare gli studenti alla cura e alla tutela attiva dell’ambiente.

«La scuola è il luogo che, costitutivamente, ha nelle sue finalità la promozione della corretta informazione e della cultura e la formazione di cittadine e cittadini consapevoli e responsabili – dicono gli aderenti alla Rete – In base all’accordo, tutte le istituzioni scolastiche aderenti, si impegnano ad approfondire i temi dell’ambiente, del cambiamento climatico e dell’educazione alla sostenibilità, promuovendo progetti di educazione ambientale e buone pratiche da sperimentare nel contesto scolastico».

Gli obiettivi della Rete scuole Green
Ridurre, fino ad eliminare, i consumi di bottigliette di plastica, sostituendole con borracce e distributori d’acqua.
Promuovere e rispettare la raccolta differenziata dei rifiuti all’interno di tutti i locali dell’Istituto.
Promuovere il riciclo e riuso dei materiali di uso quotidiano
Incrementare i processi di dematerializzazione.
Promuovere percorsi di divulgazione scientifica, organizzando momenti di incontro tra la comunità scolastica ed esperti in ambito ecologico e climatologico.
Promuovere incontri con la Protezione Civile Locale per informare la comunità scolastica sui comportamenti di prevenzione in previsione di eventi meteorologici estremi.
Incrementare l’utilizzo di prodotti per le pulizie biodegradabili.
Coinvolgere le studentesse e gli studenti nella cura degli spazi verdi delle scuole sviluppando un modello di gestione condivisa delle risorse naturali.
Orientare l’attività negoziale delle scuole verso le politiche di GPP (Green Public Procurement).
Le buone pratiche di Lozzo Atestino
«Le nostre scuole – continua D’Ambrosio – toccano tre comuni e comprendono 9 plessi. In tutti, in qualche modo, vi si riscontra un atteggiamento green. Ad esempio: a Fontanafredda l’infanzia e la primaria attuano dal 2014 un progetto di “scuola a cielo aperto”. Tanti lavori e ricerche dimostrano che a contatto con la natura si sviluppano competenze civiche e in gruppo si lavora meglio. Alla scuola primaria ci sono 200 metri quadri di orto, ormai da 5 anni, che permettono di avere ortaggi e frutta di stagione in mensa e anche olio, perché dagli ulivi riusciamo a ricavare un ottimo olio e per due mesi i bambini fanno merenda con pane e olio. Questi sono alcuni semplici esempi».

E ancora: grazie ad una incubatrice donata i bambini hanno potuto allevare dei pulcini, vendendone il percorso di nascita. C’è stata un’esperienza di pet therapy con gli asinelli e c’è l’idea di generare energia dagli scarti di cibo (700 studenti creano chili e chili di rifiuto umido!!). E poi in tutti i plessi ci sono le borracce di alluminio, utilizzano le matite che quando esaurite possono essere piantate e nelle mense piatti riciclabili e c'è l’idea di introdurre il cosiddetto lunch-box, dei piatti di plastica dura che vengono poi portati a casa per essere lavati.

«L’ottica in cui lavoriamo – precisa il preside – tiene molto conto anche dell’interazione con il territorio. Siamo in una zona privilegiata, a contatto con diverse aziende e agriturismi, ma puntiamo molto anche sulla collaborazione delle famiglie, genitori, nonni. Bisogna trasmettere il messaggio che “essere green” è possibile se lo si fa insieme, è un atteggiamento mentale che si mette in pratica insieme, con le famiglie, ma anche con i comuni, le aziende, il territorio. Altro aspetto su cui puntiamo è il cosiddetto “sharing”, la condivisione, la divulgazione. Questo è basilare se fai parte di una rete. Devi condividere le tue buone pratiche, comunicarle».

L'Istituto Comprensivo di Lozzo Atestino
Si trova nella parte occidentale dei Colli Euganei, in posizione decentrata rispetto al capoluogo di provincia. Gran parte di questo territorio è compresa all'interno del Parco Regionale dei Colli Euganei. È dislocato su tre comuni: Lozzo Atestino, Cinto Euganeo e Vo', conta un totale di 9 sedi scolastiche: tre scuole dell’infanzia, quattro scuole primarie e tre secondarie di primo grado.

Come diventare scuola sempre più green? Come deve cambiare la scuola?
In realtà non servono grandi cambiamenti, ma solo buona volontà, creatività e voglia di mettersi in gioco. Sì perché ciò che la Rete propone è di mettere in atto delle strategie d’insegnamento, fondate sull’utilizzo di metodologie partecipative, collaborative e focalizzate sulle competenze. Dar vita ad attività di formazione dei docenti e promuovere incontri periodici per condividere stimoli e riflessioni sulle metodologie, le strategie didattiche, i nuovi obiettivi e ambienti di apprendimento. In sostanza l’Agenda 2030 e i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile devono essere messi al centro del progetto educativo, ripensando il curricolo delle discipline comuni a tutti gli indirizzi, in primis, per poi passare a riesaminare quello delle discipline caratterizzanti i diversi indirizzi di studio. Si parla di quelle famose competenze trasversali che attraversano le diverse discipline, ma anche, in maniera più concreta e fattiva, di scelta dii materiali e documenti funzionali all’approfondimento degli obiettivi proposti dall’Agenda 2030, ponendo l’accento sull’educazione alla cittadinanza globale.

[Nella foto uno dei pulcini nati nella scuola scuola primaria G. Pascoli di Lozzo Atestino]

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Lodovica Vendemiati

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