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La scuola rappresenta il cuore pulsante di una comunità. É vivaio di relazioni umane, laboratorio di solidarietà agita, palestra di cittadinanza. È luogo in cui si ride, si piange, si impara per tentativi ed errori, si sperimenta con gli altri, si gioca con i saperi, ci si misura con le prime 'prove' della vita, si cresce, si scoprono e si sviluppano intelligenze, attitudini, talenti di ciascuna/o. La scuola è un incubatore di sogni: accoglie ogni bambina/o e ogni ragazza/o, ne cura i potenziali di ciascuna/o perché crescano rigogliosi e forti. I sogni per realizzarsi hanno bisogno di essere coltivati con pazienza, speranza per il futuro, fiduciosa attesa.

Perché il sogno di veder crescere rigogliosi e forti i bambini della comunità del nostro comprensivo si realizzi , occorrerà sentirlo come un sogno condiviso tra Scuola, Famiglia, istituzioni, Enti Locali e altre Agenzie formative operanti nel Territorio.

Mi piace iniziare questo nuovo anno scolastico con una storia:

 Durante il Medioevo, un pellegrino aveva fatto voto di raggiungere un lontano santuario, come si usava a quei tempi. Dopo alcuni giorni di cammino, si trovò a passare per una stradina che si inerpicava per il fianco desolato di una collina brulla e bruciata dal sole. Sul sentiero spalancavano la bocca grigia tante cave di pietra. Qua e là degli uomini, seduti per terra, scalpellavano grossi frammenti di roccia per ricavare degli squadrati blocchi di pietra da costruzione. Il pellegrino si avvicinò al primo degli uomini. Lo guardò con compassione. Polvere e sudore lo rendevano irriconoscibile, negli occhi feriti dalla polvere di pietra si leggeva una fatica terribile. Il suo braccio sembrava una cosa unica con il pesante martello che continuava a sollevare ed abbattere ritmicamente.
"Che cosa fai?", chiese il pellegrino.
"Non lo vedi?" rispose l'uomo, sgarbato, senza neanche sollevare il capo. "Mi sto ammazzando di fatica".
Il pellegrino non disse nulla e riprese il cammino.

S'imbatté presto in un secondo spaccapietre. Era altrettanto stanco, ferito, impolverato.
"Che cosa fai?", chiese anche a lui, il pellegrino.
"Non lo vedi? Lavoro da mattino a sera per mantenere mia moglie e i miei bambini", rispose l'uomo.
In silenzio, il pellegrino riprese a camminare.

Giunse quasi in cima alla collina. Là c'era un terzo spaccapietre. Era mortalmente affaticato, come gli altri. Aveva anche lui una crosta di polvere e sudore sul volto, ma gli occhi feriti dalle schegge di pietra avevano una strana serenità.
"Che cosa fai?", chiese il pellegrino.
"Non lo vedi?", rispose l'uomo, sorridendo con fierezza. "Sto costruendo una cattedrale".

 

La nostra cattedrale è costruita da tutti noi, mattone dopo mattone, giorno dopo giorno.

Buon anno Scolastico.

Il Dirigente Scolastico

prof. Alfonso D’Ambrosio